IL CANTIERE LOGORA CHI NON CE L’HA…

di Raffaele Lisco

Florilegio di cantieri sull’isola di Grado. Esattamente il periodo giusto per creare disagio in ogni quartiere della città…

Fino a quando i gradesi (e non) sono stati obbligati a non uscire di casa, il “bombardamento” generale sul territorio era rimasto nascosto alla vista dei più. Se è vero il detto che “…occhio non vede, cuore non duole…”, grazie alla blindatura anti contagio ci eravamo risparmiati la visione del Vietnam lagunare.

Finita la quarantena, che in realtà è stata più “novantena”, superato il confine dei cento metri di lasco dalla propria abitazione, ecco svelarsi quanto i solerti amministratori “civici” di Grado ci avevano preparato come sorpresa di fine CoronoVirus. Cumuli di macerie abbandonate al loro destino, dove prima la normalità cementizia aveva resistito per decenni, hanno invaso la vita dei cittadini, ignari elettori obbligati allo slalom tra le transenne, il salto della ruspa e il triathlon del cordolo, nuove specialità sportive figlie della Cittadella dello Sport in trasferta…

Non è stato risparmiato alcun quartiere dalla furia costruttiva dell’assessore Fabio Fabris e del suo capo Dario Raùgna. Dalla Colmata alla Pineta, passando per Valle Goppion, un trionfo di segnaletiche obbligatorie, divisori mobili e detriti da sedime stanno condizionando l’immagine di una località balneare che, invece di presentarsi ordinata, pulita e funzionale, appare più come una Beirut in guerra santa.

Forse l’assenza di quel buonsenso, che sembra non appartenere agli illuminati statisti che governano dal 2016 questo disgraziato paese, ha permesso che la situazione sfuggisse di mano ai nostri e, invece di avviare i lavori in modo scaglionato e razionale, ha preteso di fare “tutto e subito”, trasformando lo scaglionato in scoglionato e il razionale in strazionale.

Del resto, il motivo di tale fretta è facilmente comprensibile, attesa l’imminente prossima tornata elettorale, momento che segnerà la fine o il proseguimento del bonifico bancario gentilmente pagato dai cittadini gradesi, al simpatico gruppetto di ex disoccupati senza mestiere che si è definito “civico” ma pende sinistramente dalle parti del PD e sue estreme.

Meglio quindi mettere più carne al fuoco possibile, utili fichès da spendersi sul tavolo della propaganda, punti premio con i quali dimostrare ai nativi (e non) quanto di buono siano stati capace di realizzare Raùgna e i suoi compagnucci del Baraccone Civico. Ogni mattone, sacco di cemento, balaustra, asfalto e/o varie ed eventuali, sarà sicuramente pontificato tra marzo e maggio 2021, quando TUTTI torneranno a elemosinare la nostra benevolenza a mezzo preferenza elettorale.

Poco importa se, fino a quel momento, la polvere sarà il condimento delle pietanze dei “fortunati” cittadini residenti in zona “lavori”, fortunati perchè (dopo) potranno godere delle migliorie regalate dai loro bravi amministratori, altro che “quelli di prima”…Un minimo di sottofondo della flex che sega la pietra, qualche betoniera che gira all’infinito e il piccone che ritma il battito del progresso, è il prezzo da pagare per sopportare anche quello che non si è chiesto.

E meno male che Raùgna & C. sarebbero “contro il cemento”, altrimenti invece di segare tutti gli alberi di Grado ci avrebbero asfaltato anche il Porto Mandracchio…

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