I HAVE A DREAM.

di Raffaele Lisco.

I have a dream, sogno il ritorno a un passato ormai sparito.

La fotografia di testa articolo di oggi raffigura la squadra di Grado che, nel lontano 1980, rappresentò il Comune di Grado a una edizione di Giochi Senza Frontiere, competizione europea tra campanili. Era il tempo in cui la nostra località era molto apprezzata a livello internazionale, mostrava al mondo un’immagine turistica d’eccellenza e invitava al soggiorno centinaia di migliaia di visitatori.

Il ricordo struggente di un periodo felice quasi sconosciuto ai giovani di oggi, aumenta ancora di più l’amarezza che assale chi ha vissuto quegli anni spensierati. Sono passati esattamente quarant’anni da quel lontano 1980 e rivedere i volti di tanti coetanei e amici entusiasti di far parte di una squadra eccezionale che non vinse solamente per sfortuna e, forse, un pizzico di combine organizzativa, evidenzia tutta la sconfitta della politica degli ultimi trent’anni.

Mentre tutti gli altri nostri competitors turistici (che all’epoca valevano molto meno di Grado) sono andati avanti, raggiungendo e superando la Perla dell’Adriatico, quella che era la prima della classe è sprofondata nelle retrovie delle classifiche di modernità, prodotto turistico e miglioria delle strutture.

Avevamo tutto, sia in termini di offerta ricettiva, sia per quanto inerente alla scelta culturale, sportiva, musicale e ludica. Chi, come chi vi scrive, ha avuto l’immenso privilegio di essere giovane in quegli anni, stagione dopo stagione ha dovuto osservare il lento ma inesorabile declino che oggi opprime la nostra località balneare.

Colpa nostra, naturalmente, a poco serve colpevolizzare le amministrazioni scellerate che si sono succedute una dopo l’altra, soprattutto considerando che gli “eletti” non cadono dal cielo ma sono il prodotto della volontà popolare, ovvero dei gradesi stessi. La comunità, anno dopo anno, ha preferito chiudersi nello sciocco rifugio del privilegiare il personale, dimenticando quel Bene Collettivo che, alla fine, si riflette inesorabilmente su quello comune.

In nome del piccolo privilegio acquisito, del “passo carraio” conquistato, l’appaltino pro domo mea, la concessione molto spesso figlia di quella corruzione tra poveri, l’ambizione alla carica pubblica da esibire nelle processioni e la provinciale rincorsa all’essere “presidente” a ogni costo, alla fine ha trascinato un’intera città nell’oblio della normalità di chi non ha nulla di speciale da vantare.

E allora io ho un sogno, chiudo gli occhi e prego che le prossime amministrazioni interrompano drasticamente questa corsa al massacro generale, uomini e donne illuminati escano dalla spirale del “personale” e comincino a ragionare in grande, adottando progetti, idee e visioni all’altezza di un rilancio verso la qualità, l’unicità e il futuro.

Basta con le stupidaggini di infimo livello, altolà ai personaggetti senz’arte ne parte utili come una fistola anale, stop alle scelte del momento incapaci di dare un senso compiuto a progetti internazionali di alto livello. Sogno governatori che sappiano immaginare un’isola pronta a dimostrare di essere capace non solo di riportare alla vita il glorioso passato ormai perduto ma, addirittura, di oscurarne il ricordo con azioni degne delle migliori menti disponibili.

So che sarà difficile, che il mio sogno resterà tale, che la smania di protagonismo dei soliti noti mostrerà la scia lasciata della bava di riuscire a conquistare (o riconquistare) l’ambita poltrona retribuita. Il pascolo è quello che è, e all’orizzonte non si vedono figure all’altezza di essere capaci di mettere sul piatto una rivoluzione tanto difficile quanto indispensabile, per non rimanere inchiodati a quello che ormai siamo diventati.

Un dormitorio per viandanti di passaggio e una latrina mordi e fuggi per frazioni limitrofe.

®RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

 

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