L’INCROCIO MALEDETTO DI VIA UDINE/VIA POLA.

di Raffaele Lisco.

Ennesimo incidente all’incrocio tra via Udine e via Pola. Aspettando il morto…

Ormai è una garanzia, non c’è fine settimana nel quale i soliti impediti della guida domenicale non si scontrino all’incrocio tra via Pola e via Udine. Il rumore del botto è la colonna sonora di quelli che abitano in Colmata.

Evidentemente, al Politecnico di Milano dev’essere sfuggita la costante di un incrocio destinato a ingrassare i carrozzieri della provincia. Nei faraonici progetti da Smart City del parente di Dario Raùgna – sindaco di Grado, risolvere i problemi semplici non fa parte delle soluzioni lautamente pagate.

Da anni quello che dovrebbe essere un banalissimo regolamento del Codice della Strada, ovvero il rispetto dello stop da parte di chi, provenendo da via Udine, dovrebbe fermarsi per dare la precedenza a chi percorre il senso unico di via Pola (zona Colmata di Grado – ndr), si trasforma in un’osservanza interpretativa e non obbligatoria.

Del resto, considerata la scarsa conoscenza degli improbabili “piloti” che circolano per l’isola durante i week end estivi (e non), affidarsi unicamente alla cabala con la speranza di farla franca, assume la similitudine di quello che si spara un colpo di pistola alla tempia sperando di fare cilecca.

Invece, nel rispetto della Legge di Murphy, il colpo arriva sempre a bersaglio e il cozzo tra teste di cazzo diventa certezza. Ogni fine settimana l’incidente è una ricorrente sulla quale regolare le lancette dell’orologio, mettere un segno sul calendario e fissare la data dell’evento. Praticamente, non è domenica se nell’incrocio suddetto non succede il danno.

Senza scomodare improbabili quanto inutili Politecnici “famigliari” (…) basterebbe un comando di Polizia Locale degno di tale nome e comandanti all’altezza del proprio compito in grado di comprendere che, dove la sicurezza latita, sarebbe necessario lavorare meglio…Meglio aumentare il livello di prevenzione, magari segnalando il pericolo con una maggiore cartellonistica di legge, piuttosto che fare spallucce con la garanzia della “copertura” istituzionale o, peggio, giuridica…

Una sbiadita striscia bianca orizzontale messa a segnalare l’obbligo di fermata per chi impegna via Udine insieme a uno specchio che nessuno guarda, a poco servono per diminuire i rischi d’incidente, ne tanto meno, sollevano il Comune dalla responsabilità di avere sulla coscienza danni alle persone oltre che alle cose.

Finchè i soliti burini delle periferie si distruggono le proprie automobili va ancora bene, in fondo il problema ricade sul colpevole che paga a caro prezzo la propria ignoranza ma se il pericolo dovesse coinvolgere altri tipi di attori, allora per qualcuno la questione diventerebbe molto seria. Sorvolo sul disagio procurato da due auto ferme in mezzo alla strada a bloccare il traffico in attesa dei rilievi e rimozione.

Per esempio, solo pochi giorni fa, mi è capitato di vedere dall’osservatorio privilegiato della terrazza di casa mia (via Pola 11), il potenziale dramma di un delinquente uscito in piena da via Udine senza fermarsi allo stop, il quale solo per puro destino non ha centrato la coppia in bicicletta formata da mamma con piccino seduto sul seggiolino e figlioletto a seguire sulla sua biciclettina.

Se la Madonna di Barbana si fosse distratta per un attimo, dubito che al trio ciclato sarebbe stata risparmiata la precipitosa corsa verso il Pronto Soccorso più vicino e oggi saremmo stati qui a commentare su di una tragedia annunciata.

Forse, meno ciclabili a cazzo di cane, meno progetti utili come il nulla “civico”, meno promozioni nominative agli amici “ex procura”, meno cantieri iniziati e mai conclusi e più soluzioni concrete dettate dal buonsenso, aiuterebbero a migliorare una situazione viaria che, a Grado, è diventata “il” problema dei problemi.

Ma io sono solo un “pregiudicato diffamatore”, non fate caso a quello che scrivo…

®RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

 

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