LE ECCEZIONALI NORMALITA’.

di Raffaele Lisco.

Di “eccezionale ci è rimasta solamente la “normalità”

E’ bastata la solita mezz’oretta di “caligada”, per creare parecchi danni sull’isola di Grado. Alberi divelti dalle loro radici e caduti sulle auto in sosta, qualche tegola precipitata a terra, altri metri cubi di litorale eroso dalla mareggiata e un gran lavoro per le squadre di ripristino (che vanno sempre ringraziate) impegnate a rimettere tutto in sicurezza.

La furia devastante della natura, forse l’unico elemento non gestibile con le inutili “ordinanze” emesse da soggetti incompetenti, ormai è diventata da tempo “normalità”, perdendo palesemente la sua specificità di “calamità”.

Quando un evento si manifesta con ricorrenza prevedibile almeno un paio di volte all’anno, se sai che – prima o poi – il tuo territorio andrà sott’acqua, le tue spiagge cederanno alla potenza delle mareggiate e la tropicalizzazione del clima stravolgerà quelle che, una volta, erano le quattro stagioni, allora continuare a credere nell’eccezionalità degli eventi vuole dire non aver capito nulla.

Lo sappiamo tutti che la nostra minuscola isoletta entra di diritto tra i territori a rischio climatico. Vuoi per il certificato innalzamento delle acque degli oceani che riducono ogni anno il margine di contenimento delle maree, vuoi per la mutata potenza dei venti che diventano sempre più monsonici e devastanti, vuoi per le alternanze improvvise tra periodi di siccità estrema e nubifragi per i quali è stato coniato il termine catastrofico di “bombe d’acqua”.

Insomma, l’esperienza acquisita negli ultimi vent’anni, dovrebbe consentire anche ai non esperti del settore di comprendere che sono finiti i tempi in cui l’estate era estate, l’inverno era l’inverno e le stagioni si susseguivano come s’imparava sui banchi di scuola.

Non è più “eccezionale” trovarsi in maglietta a maniche corte a dicembre, aspettare due gocce di pioggia per mesi e poi, di colpo, annegare nel fango prodotto da un terreno che non si comporta come dovrebbe. E’ “normale” aspettare lo scirocco, sapendo benissimo che non ci regalerà solamente umidità appiccicosa ma, insieme alla temperatura, se ne andrà non prima di essersi portato con sè abbondanti porzioni di territorio, qualche albero e tutto quanto non sufficientemente ancorato alla sua base.

Se sappiamo tutto questo, allora la domanda non può essere altro che quella posta per interrogare una comunità colpita da queste “calamità” altamente prevedibili. Perchè NESSUNO si è ancora preso la responsabilità di realizzare delle strutture di contenimento, per (quanto meno) cercare di ridurre il danno certo? Come mai gli “eletti” lestissimi a riempirsi la bocca con i tecnicismi da Politecnico di Milano, non hanno ancora saputo investire in tecnologia utile a risolvere ciò che – come dettoè noto anche all’ultimo degli ignoranti?

Per quanto gli “esperti” amministratori, di ogni ordine e grado, continueranno a nascondersi dietro alle pietose scuse di “eventi catastrofici” talmente annunciati da poter essere segnati sul calendario all’inizio di ogni anno…Facciamo finta di niente e buttiamo qualche centinaio di migliaia di euro per “tamponare” quello che verrà distrutto poco tempo dopo, un circolo vizioso senza alcuna speranza di vittoria.

Assurdo, perfino per uno Scemo del Villaggio come chi vi scrive. La Tela di Penelope delle Opere Pubbliche, un loop inutile farcito di sprechi e corruzione, la palese dimostrazione di come il tacòn sia SEMPRE pezo del bùso

Se per voi questo è buon governo, allora io sono veramente “diverso”…

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