M5S – CHI SI CONTENTA GODE…

di Raffaele Lisco.

Ognuno è libero di definire il proprio risultato come un successo, perfino quando è negativo

Continuando nell’analisi politica uscita dagli esiti della votazione referendaria nazionale, il risultato politico sulle elezioni nelle 6+1 regioni interessate e i circa mille comuni al voto amministrativo, oggi commento quanto – secondo me – ha portato all’incasso il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Luigi Di Maio, ex capo politico brutalmente defenestrato dal suo ruolo e parcheggiato in un Ministero poco adatto alle sue capacità, è stato il rappresentante dei Grillini che per primo è corso in Sala Stampa, per celebrare la “grande vittoria” ottenuta dal suo Movimento/Partito.

Le roboanti manifestazioni di “primato”, vantato da una parte dei Cinquestelle (nemmeno tutti…) sul risultato ottenuto dall’esito referendario del quesito Costituzionale “tagliaparlamentari”, hanno visto i suddetti intestarsi l’esclusivo merito di aver decimato il numero degli eletti nelle due Camere.

In realtà appare chiaro dall’analisi dei numeri che questa affermazione non corrisponde alla realtà, se è vero com’è vero che il Referendum Consultivo ha vinto con il circa 70% dei SI. Infatti, è lecito domandarsi da quali tipoligia di elettori sia stato sottoscritto il restante 59% delle preferenze a favore della riduzione dei parlamentari, atteso l’11% dei voti come massimo ottenuto dai Grillini sul territorio.

Nella tabella sopra appaiono evidenti i numeri delle percentuali incassate dai figliocci di Grillo nelle elezioni alle quali hanno partecipato, dal 2005 a oggi. Appare palese quanto il Movimento, che proveniva da numeri importanti di penetrazione elettorale, soprattutto nel Sud Italia, abbia perso per strada tutto il vantaggio incassato nelle politiche del 2018.

Le esultanze dei Grillini per il taroccato risultato Referendario, quindi, appaiono come un pietoso cerotto applicato su di una ferita emorragica, rimedio insufficiente per tentare di salvare da morte certa il paziente gravemente ammalato.

L’evidenza dimostra chiaramente, l’inarrestabile corsa verso il baratro di un partito incapace di radicarsi sui territori, darsi una struttura gerarchica convincente e costruirsi uno zoccolo duro di sostenitori che non cambi idea a ogni votazione.

I Cinquestelle, evidentemente, non hanno ancora realizzato che i primi a essere “tagliati”, nel futuro prossimo venturo, saranno proprio loro, carne morta difficilmente in grado di ripresentare a stento qualche decina di “eletti” e raggiungere percentuali di voto da simil – Renziana.

Nel frattempo, da subito, proprio grazie ai numeri difficilmente contestabili, avranno il difficile problema di contenere un PD ringalluzzito dallo scampato pericolo, arginare un sicuro “rimpasto” delle poltrone e riuscire a evitare di sottoscrivere quel MES finora rifiutato per manifesta superiorità parlamentare.

I Cinquestelle, dopo i risultati seppur parziali del 20 e 21 settembre scorso, non esistono più, gruppo ormai ostaggio dell’inscalfibile Partito Democratico dal quale dovranno accettare ogni diktat, pena la punizione di vedersi precipitare addosso la sfiducia interna e il ricorso alla “conta” di nuove elezioni anticipate con l’esito negativo già facilmente prevedibile. 

Oggi, il PD che ha capito quale sia la sua forza nazionale, può anche correre il rischio di giocarsela, Giggino e i suoi scappati di casa, NO…

Ci sarà di che divertirsi.

®RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

 

 

 

 

 

 

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