A GRADO IL COPRIFUOCO E’ LA NORMA…

di Raffaele Lisco.

Il “coprifuoco”, ordinanza che precede l’imminente prossimo lockdown, a Grado è normalità.

Stiamo lentamente ma inesorabilmente tornando alle restrizioni della libertà personale che avevamo già vissuto a primavera. Il “coprifuoco” che a giorni diventerà nazionale, chiusura degli Italiani nelle loro abitazioni dalle 21 alle 5 del mattino successivo, altro non è che quello “scivolo” che ci accompagnerà al lockdown “Natalizio”.

Siccome il Governo, le Regioni e i Comuni, si vergognano ad ammettere il fallimento della gestione sanitaria della pandemia, dopo aver gioito della “ripresa” economica estiva che ci ha riportato indietro di mesi (…), adesso, obbligati a contenere il pericolo di sterminare un’intera popolazione, mostreranno a chi li ha votati tutta la loro incapacità.

Il nostro “vantaggio” di isolani, autorizzati alla vita solamente durante la stagione estiva, è proprio quello di vivere da sempre su di uno striminzito lembo di “sabiòne” già storicamente condannato al “coprifuoco” da novembre a maggio.

Se nelle altre città e paesi d’Italia il blocco della circolazione, per decreto, inizia a partire dalle 21, a Grado dopo le 19 esiste già il lockdown “naturale”, la visione del deserto generale e il fuggi fuggi dalle strade di chiunque ancora vivente.

I patetici tentativi isolani di “elevarsi”, illudendosi di uscire dalla condizione di “casoneri” di millenaria storia, non hanno mai prodotto risultati apprezzabili ne, tanto meno, progredire allineandosi alle comunità capaci di adeguarsi ai tempi moderni.

Lo specchio della collettività “nativa” si è riflesso nella qualità dei governanti eletti, un inesorabile discesa verso il basso, il rifiuto di puntare in alto e la scelta criminale di privilegiare l’uovo rispetto alla gallina.

Non sono serviti abbondanti iniezioni di danaro pubblico letteralmente sprecato, per studiare iniziative degne della Sagra della Scoreggia e/o Marce del Panetòn (…), riuscendo unicamente a ottenere il risultato negativo di farsi superare perfino da paesini privi degli assets turistici riconosciuti alla fu Perla dell’Adriatico.

Niente “movida” sui Navigli di Milano, zero passeggiata sullo “struscio” romano e tanti saluti all’aperitivo napoletano, tutti a casa a guardare i telegiornali mentre si impasta lievito, blindati al calduccio per non contagiarsi a vicenda.

Per loro una sofferenza, per noi la normalità di una consuetudine abituale e scusate se è poco.

Alla faccia di quelli che scrivono (sui blog…), che non viviamo in un Paradiso…

®RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

 

 

 

 

 

Related posts

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.