EDITORIALE – CHI VUOL ESSERE DON FERRANTE ?

di Raffaele Lisco.

Mi stuzzica il parallelismo tra il Don Ferrante Manzoniano e i No Vax odierni. Parliamone.

Forse, Alessandro Manzoni aveva già capito tutto e, inventandosi nei Promessi Sposi il personaggio di Don Ferrante, si era immaginato la figura del primo No Vax della storia. Don Ferrante (ritratto nell’immagine di testa articolo), marito di Donna Prassede, all’interno del celeberrimo romanzo ricopre un ruolo secondario ma interessantissimo per la similitudine in oggetto.

Manzoni lo descrive con i tipici caratteri dell’erudito seicentesco, immerso nello studio morboso di qualsiasi disciplina, dalla storia alla scienza, alla medicina, alla filosofia. È l’eroe e il martire della dottrina inutile e della logica formale; è l’uomo della biblioteca, vissuto nel secolo delle biblioteche e delle accademie; e ha la dottrina grossa dell’età sua.

Non ragiona, ma pontifica “a memoria”, è un paralitico della volontà e dell’intelligenza. Comico per la serietà con cui parla di corbellerie, è però rispettabile e onesto per la sua convinta fede nel sapere. Lo studio è, per lui, il riempitivo dell’ozio, la necessità di fare o, semplicemente, di apparire qualche cosa.

Don Ferrante pensa che tutti gli eventi sul mondo terreno siano causati dall’influenza degli astri e, quando si scatena il contagio della peste, non vi crede, formulando strane antitesi astrologiche e soprattutto filosofiche. Alla fine, però, morirà proprio per questa causa, maledicendo le stelle “come un eroe di Metastasio“.

Direi perfetto come Padre Nobile di tutti quelli che, oggi, rifiutano l’esistenza di una pandemia che, ci si creda o no, ha già fatto milioni di morti in tutto il mondo. Speculare al numeroso gruppo di “Tuttologi del web”, che non mancano di “insegnare agli ignoranti” come va il mondo, Don Ferrante è convinto che la peste sia solo “propaganda” e rifiuta di curarsi preferendo chiudersi in casa. Inutilmente, visto che il karma lo troverà ugualmente…

Vorrei specificare che rispetto profondamente chi, sulla pandemia da Coronavirus, la pensa “alla Don Ferrante”. In fondo, nemmeno a me convincono i protagonismi “ssssientifici”, le incongruenze nel merito, gli errori da dilettanti, e l’incapacità di dare certezze al popolo sulla sicurezza degli strumenti preventivi come il vaccino. Tuttavia, però, i morti non sono un’invenzione televisiva e, fino a prova contraria, sicuramente qualcuno sarà morto per il virus.

Inutile cercare di scamparla negando la realtà (magari un pò “pompata” dai media e cavalcata dalle istituzioni…), come il personaggio Manzoniano. Escluso chi può godere del privilegio di vivere su di un’isola deserta o in cima a una montagna, da eremita, per tutti gli altri sfortunati mortali obbligati a contaminarsi tra loro, seguire il gregge è un destino al quale sarà difficile sfuggire, sia per i “credenti”, sia per i “non credenti”.

A parte me che sono Immortale e posso fregarmene delle vostre piccole miserie umane

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