EDITORIALE – DALLA PADELLA ALLA BRACE.

di Raffaele Lisco.

Dario Raùgna o Claudio Kovatsch? Dalla padella alla brace…

Normalmente, senza virus impiccioni, tra un paio di settimane, i gradesi sarebbero andati a scegliersi la prossima amministrazione eletta per governare fino al 2026. Lo spostamento di qualche mese delle elezioni amministrative voluto dal Presidente Mattarella, ha dato “ossigeno” (e altri graditi mesi di paga) agli uscenti sindaci delle principali città metropolitane e, per quanto ci riguarda, anche di Grado.

Attualmente, i “dichiarati” candidati al Sacro Soglio Lagunare, “sarebbero” l’uscente Dario Raùgna per la sinistra capeggiata dal Partito Democratico e Claudio Kovatsch, testimonial supportato da una “presunta” (non confermata ufficialmente) coalizione di centro destra targata Lega, Fratelli d’Italia, Udc, ex Pci e frattaglie collegate. In aggiunta, “Corpo estraneo”, promosso dai “Ribelli” voluti dal Diffamatore Capo (…), l’ex di tutto, Roberto Marin.

Nessuno, al momento, può ancora affermare con certezza quale sarà il candidato unico del centro destra contrapposto al sicuro rappresentante della sinistra Raùgna, atteso il “bilico” esistente tra i coordinatori regionali dei partiti di governo che non si pronunciano nè a favore di Kovatsch, nè a favore di Marin.

Certo che, alla fine degli “attendismi” di convenienza, uno dei due galli del pollaio dovrà, per forza, farsi da parte, pena il “dejà vu” del 2016 che ha regalato la vittoria a un “fuori gioco” Dario Raùgna (…), proviamo a fare della fantapolitica togliendo di mezzo Roberto Marin e i suoi collegati politici.

Rimasti quindi in gara il Cazzaro Lagunare e Monsignor Regione, ecco spiegato il titolo di questo Editoriale. “Dalla padella alla brace” non è solo un aforisma ma quello che sarebbe logico aspettarsi dal futuro di quest’isola. Se sui CWC (tarocchi) ormai sappiamo tutto e ne abbiamo provato, sulla nostra pelle, “l’onorabilità” pari a quella del peggior opportunista, del “Kommissario” ancora non conosciamo “l’abilità politica”. Anche se…

Quello che è certo lo si è visto nei comportamenti e nelle strategie intraprese dal “nuovo” carrozzone targato Kovatsch, autobus sui quali strapuntini si sono “accomodati” i vari Delbello, Tirelli, Borsatti, Clama, Bredeon, Marchesan (Alessandro), Marchesan (Natalino), Oriti, Giorgio Marin, Patruno, Sodomaco e Celledoni.

Un fritto misto cucinato nella miglior tradizione “democristiana”, il pout pourrì figlio del pentapartito con “tutti dentro”, un polpettone amalgamato con destra, sinistra, centro e confusi in cerca di un posto al sole. Personalmente, osservati i “cartellini” dei giocatori, sono convinto che, in caso di vittoria sulla sinistra, durerebbero non oltre un paio d’anni, prima di mandarsi a quel paese con agilità.

Dalla padella alla brace, nessuna speranza di riuscire a dare a questo Comune un futuro programmato a medio e lungo termine, la volontà di aprirsi alle competenze, puntare sull’esperienza e lavorare andando oltre le “parrocchiette” partitiche con le quali “sistemare” i morti di fame.

Colpevole (lo confesso) di aver voluto in pista, a tutti i costi, il “terzo incomodo” Roberto Marin, andando a togliere i sigilli dal polveroso sarcofago nel quale si era ritirato, più passa il tempo e più mi convinco di aver sbagliato nel cercare di “svegliare” una comunità che si merita tutto quello che (non) ha.

Forse, per il “bene del Paese”, sarà meglio che esca dalla cucina e lasci i “cuochi” a decidere se è meglio tenersi la “padella” o rischiare la “brace”.

Il “tacchino”, per i gradesi, resta ancora un lusso…

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