EDITORIALE – COSA RESTA DELLA RIVOLUZIONE?

di Raffaele Lisco.

La Rivoluzione, per come la conosciamo, è morta. Via libera al Pensiero Unico.

Inutile continuare a combattere, ormai è palese che il Pensiero Unico, voluto dal Sistema, si è impossessato della Società a qualsiasi livello.

Lo si vede chiaramente ovunque, in qualsiasi evento mediatico, nelle dichiarazioni dei politici, in ogni rappresentazione popolare, artistica, musicale e perfino sportiva. Il concetto di “perbenismo”, “moderazione”, “unità” e “squadra”, ha cancellato qualsiasi velleità di “individualismo”, ambizione personale, volontà di emergere dalla massa e dimostrare la propria differenza rispetto al gregge.

Perfino la morte di una donna speciale qual è stata Raffaella Carrà, ha dato il via a ore e ore di melassa appiccicosa pregna di riferimenti alla sua vita passata con “leggerezza”, “modestia”, “moderazione” e “rispetto”. Il Commento Unico degli invitati, a favore di telecamera, pronti a far gara su chi più “intimo” della “schiva” Show Girl, ha prodotto la richiesta di Santa Subito, l’immediata intitolazione di una piazza, teatro, luogo, a una donna già “miracolata”, a nemmeno 24 ore dalla sua scomparsa…

Vogliamo parlare del Calcio Nazionale? Proviamo a riflettere insieme, su come il pallone stia salvando un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi, di quanto uno splendido gruppo di ragazzi in mutande sia riuscito a distrarre tutti i problemi esistenziali di qualche milione di concittadini, in gravissima difficoltà economica?

Il richiamo costante, incessante e martellante al “fare squadra”, la messa alla berlina di chiunque avesse da ridire sulla contrarietà dell’omologazione e l’obbligo della partecipazione (coatta) alla Mensa dei Moderati, è la cifra con la quale un popolo di drogati segue il Pifferaio di turno elevato a “gigante della politica”.

La Rivoluzione è morta, derubricata a “pensiero fuori moda”, relegata nel vintage e bullizzata dal “nuovo” che avanza, ovvero, il “vecchio” che si maschera da novità. Sono spariti i “diversi”, categoria sdoganata dal “decreto legge”. Non c’è più nemmeno la soddisfazione di poter provocare la morale bigotta e cattolica dei perbenisti moderati.

Chi è capace di dirmi, oggi, quale tipo di atteggiamento sarebbe in grado di “sconvolgere” l’opinione pubblica? Anche circolando nudo per la pubblica via, abbracciato a un compagno tatuato che limona una capra, mentre picchia la nonna e sodomizza un disabile, l’appartenenza di “genere” a una qualsiasi categoria “protetta”, non farebbe gridare allo scandalo nemmeno le suffragette dell’Esercito della Salvezza, ex timorate di Dio, ormai aggiornate a Circolo dei Troioni

La Rivoluzione è morta e i rivoluzionari, scesi dalle barricate, oggi vestono in giacca e cravatta, governano tutti assieme, mangiano nello stesso piatto (abbondante) e contribuiscono alla “ripresa” nazional popolare, pena l’esclusione dai posti che contano, lo sputtanamento mediatico e la responsabilità di aver “compromesso” il futuro di “miglioni” di “itagliani” (minuscolo).

La Rivoluzione è morta ma, se faceste a me la domanda di “Cosa resta di lei?”, la mia risposta non avrebbe esitazione.

Quelli come me, i “ribelli” ormai impossibili da “rieducare”, i solitari ai quali la “squadra” va stretta e, una vita spesa“contromano”, ha illegalizzato qualsiasi “perbenismo moderato”.  

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