…E A CHI NON PIACCIONO QUESTI DUE?…

di Raffaele Lisco.

Elezioni amministrative di Grado in ritardo e orfane di candidati in corsa. Parliamone.

La Pandemia, oltre ad aver regalato un’altra estate all’amministrazione uscente, ovvero, altri quattro mesi di paghetta e la possibilità di poter sfruttare il potere governativo per cercare di comprare più consenso possibile, ci sta mettendo nella condizione di dover scegliere tra due unici candidati alla poltrona di sindaco.

Al momento, i contendenti dichiarati dalle rispettive coalizioni di centro destra e centro sinistra, corrispondono ai nomi di Claudio Kovatsch e Dario Raùgna.

Il primo, Claudio Kovatsch, dopo aver partecipato (e perso) alle amministrative dell’isola nel 2016, come “civico” rappresentato dalle liste di Elisabetta Medeot (e un altro “innominabile”…), candidato imposto ai “ribelli” dell’epoca dalla ex presidente regionale Debora Serracchiani, oggi, cambiato completamente indirizzo politico,  si ripresenta in gara sotto il gonfalone dei partiti di centro destra, coi simboli della Lega, Fratelli d’Italia, Udc, ProgettoFVG e (con fatica) Forza Italia.

Il secondo, Dario Raùgna (l’accento sulla U è copyright del sottoscritto), sindaco uscente “ex civico”, si ripresenta ai gradesi, questa volta sostenuto dal partito per il quale ha governato fin dal primo momento in cui è salito, da vincente, in Municipio. Impossibilitato a riproporre il “giochetto” del civismo truffa, si allea al PD togliendosi la maschera, pregando (illusoriamente) che la mossa funzioni. A sostegno, le altre tre liste che gli sono rimaste: Open Grado, Democratici Gradesi e la “sua” Liber@.

Questo il menù ufficiale dell’offerta politica offerta ai cittadini residenti di Grado. La proposta univoca è di accettare l’obbligo di una scelta umana riservata alle sole figure maschili, l’assenza di una candidatura giovanile e la riduzione del numero dei candidati in gara, cifra passata (per il momento) da sei (2016) a due.

Dovremmo chiederci come mai il centro destra “compatto” (a chiacchiere), non sia stato capace di trovare un candidato espressione del territorio, andando a pescare in Friuli un pur stimato professionista ma “graisano” per nomina della sinistra (…) e con un’esperienza delle problematiche isolane minore di un lustro.

Allo stesso modo, per par condicio, per quale motivo il Partito Democratico ha scelto di puntare su un soggetto contro il quale ha gareggiato cinque anni fa? Possibile che in tutto il Comune, nessun altro iscritto/simpatizzante della sinistra abbia titolo per sfidare il “civico” riconvertito? Solo a Grado l’uso delle “primarie” è inibito a chiunque volesse tentare l’avventura politica di diventare sindaco della propria città?

E allora mi e vi domando, se oltre al sottoscritto, al quale non piacciono ne Claudio Kovatsch, ne (tanto meno) Dario Raùgna, ci fossero altri miei concittadini dello stesso parere, quale soluzione dovremmo adottare, in sede di votazione? Per quale motivo si è passati dall’esagerazione della candidatura di troppe figure politiche pronte a “scendere in campo” (per il bene del paese, naturalmente…) alla misera offerta ridotta al sindaco uscente e a un anziano competitor?

Il rischio concreto, è che si arrivi a un ulteriore distacco della comunità nei confronti della partecipazione politica e si lasci perdere l’esercizio del proprio diritto di scegliersi la figura del sindaco, per colpa dell’inesistente offerta scaduta nel più inaccettabile destino della “…padella o della brace…”.

Se sarò obbligato per forza a dover scegliere tra l’Originale e la sua Brutta Imitazione (…), senza nemmeno una terza alternativa che si distingua da Nonno e Nipote (…), credo proprio che, quando finalmente arriverà il momento di andare a votare,  io me ne starò a casa.

Tanto…

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