EDITORIALE – LUCIANO E’ TORNATO.

di Raffaele Lisco.

Luciano Guzzon è tornato a casa, viva Luciano.

Io vivo male, prigioniero di una comunità che mi intristisce, protagonista obbligato di una politica locale che disprezzo e illuso sognatore di un cambiamento utopico e impossibile. Oggi scrivo per me, una boccata d’aria pulita prima di tornare a respirare il veleno isolano.

Costantemente in attesa della “buona notizia”, annuncio da pubblicare dentro uno spazio mediatico nel quale riesco a evidenziare solamente squallore, tradimenti, incompetenze e menzogne che caratterizzano la quotidianità di una comunità indegna di definirsi tale, raramente ma sorprendentemente, a volte, succede che l’eccezione confermi la regola.

Esattamente quello che mi è successo ieri, 6 settembre c.a., quando il destino mi ha portato al balcone della terrazza di casa mia e, con grande felicità, mi ha permesso di poter registrare un momento che ha illuminato il buio profondo dentro il quale sopravvivo.

Pochi secondi, giusto il tempo di vedermi passare a pochi metri la figura del mio amico Luciano Guzzon e farmi credere che, alle volte, un Dio c’è.

Pur debilitato, seduto sopra una carrozzella spinta dal fratello Gianfranco, la visione di un amico ritornato alla vita dopo un brutto ictus che ne stava per pregiudicare il futuro, le tre parole di benvenuto urlate dal balcone e la gioia infinita della risposta al mio saluto, è stata la miglior medicina per un “cinico” perduto come me.

Luciano è stata (ed è) una colonna della Generazione di Colmata del ’63, uno dei “mamuli” figli della via Pola, un compagno di giochi della Banda della Madonnina cresciuto insieme a colei sarebbe diventata (a sua insaputa) la mia compagna di una vita. Oggi dividiamo la stessa via (Pola), separati da pochi metri di numero civico.

Presente alle mie nozze, insostituibile “compare” capace di far ridere perfino i miei ingessati familiari “milanesi”, quello rimasto nella Storia della nostra felicità come disgregatore della Contessina mia sorella Lucrezia Vittoria Fradagrada Rivani Farolfi (ramo Visconti di Modrone), mina dirompente di tutte le feste alle quali “Ciano” non ha mai potuto mancare con la sua innata simpatia.

Potrei raccontare milioni di aneddoti vissuti in compagnia di tanti nostri amici che ci hanno lasciato troppo presto ma sarebbe troppo lungo e doloroso il ricordo di anni disgraziati ma felici.

Luciano è tornato, l’ho visto con i miei occhi e saperlo nuovamente a casa con i figli Alessandra e Francesco, finalmente fuori dalle tristi mura di un ospedale (e io so bene cosa significhi…), è stata la più potente medicina che potessi prendere, specialmente in questo periodo nel quale (ancora una volta…) mi ritrovo invischiato sul terreno della cattiveria, menzogna, tradimento e sputtanamento “tipicamente gradese”.

Grazie Luciano, per avermi regalato col tuo ritorno ancora qualche goccia di speranza, in un mondo che mi spinge sempre di più a perdere la fiducia nell’umanità e la Fede in un Dio che sembra guardare ovunque, meno che su di me.

Grazie Luciano, bentornato a casa.

P.S: Facci un altro “scherzo” del genere e giuro che ti finisco personalmente con le mie mani…

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