EDITORIALE – #IOSTOCONTRIESTE.

di Raffaele Lisco.

Il mio personale commento sulla pacifica protesta di Trieste.

Premetto subito che non appartengo al popolo dei “NoVax” o “No GreenPass”, non tanto per motivi contrari alla diffidenza di chi non crede nel doversi vaccinare ma perchè, da buon fatalista, poco me ne cala se devo morire “avvelenato” dallo Stato o contagiato da un virus sulla quale “paternità” ancora non è stata detta una parola di verità

Personalmente, dopo aver assunto per una vita ogni tipo di “vaccino” legale o meno (…) ed essendo ancora vivo (vegeto è una parola grossa…), non mi sono opposto alla procedura suggerita dai medici che (inutilmente) tentano di mantenermi in buona salute, tanto è vero che sono già oltre la “terza dose” e al secondo rinnovo del certificato GreenPass.

Questo non toglie che non porti il massimo rispetto per chi dimostra coerenza con le proprie scelte e si rifiuta di aderire. Giusto o sbagliato, ritengo sia un problema personale e non quella pratica “terroristica” da minoranza di “untori” che, un’informazione notoriamente prezzolata dal Sistema, diffonde in maniera distorta…

Detto questo, provo a riflettere su quanto visto nelle dirette televisive e raccolto dai racconti degli amici/che che si sono recate a Trieste, per offrire il proprio sostegno alla protesta dei portuali ai quali si sono aggiunti anche gli altri cittadini contrari all’obbligo del certificato GreenPass per lavorare.

Quello che non mi è piaciuto vedere, è stata la dimostrazione della solita pratica della “doppia misura” che uno Stato molto poco “democratico” e parecchio “fasista” (alla faccia della sinistra…), ha mostrato non solo agli Italiani ma a tutto il mondo “civile”.

Colpito a Roma nell’orgoglio di una gestione dell’Ordine Pubblico da avanspettacolo, sbertucciati da un gruppetto di esaltati di estrema destra per i quali fare politica è solamente “spaccare tutto” e menare le mani, a Trieste il Governo si è sentito obbligato a dimostrare all’opinione pubblica che lo Stato è “il più forte” e nessun “non eletto” può permettersi di evidenziarne gli errori, soprattutto quando sono enormi quanto una montagna.

Facile “recuperare”, ordinando a dei subordinati in divisa di caricare i manifestanti. I poliziotti (esaltati a parte) sono gente come noi con la quale non solo è stupido prendersela ma, a mio avviso, anche ingeneroso, atteso l’obbligo dovuto da un militare di eseguire gli ordini ricevuti dai superiori, senza se e senza ma.

Attaccare con i manganelli chi non vuole nemmeno reagire, perchè non appartenente alla categoria dei “picchiatori” organizzati, senza nemmeno provare a ragionare sulla sproporzionalità di un’azione inutile, cattiva e impopolare è stato devastante da vedere. Diverso per quel “dirigente” (sic!) fasciato col tricolore, immortalato mentre urla “…In nome della Legge, disperdetevi!…”. A quello, un paio di calci nel culo li avrei dati anch’io molto volentieri.

A Trieste abbiamo assistito alla seconda sconfitta dello Stato dopo i fatti di Roma nella sede del CGIL. Mazzolati dai “fasisti”, sputtanati dai media e avvitati al solito teatrino dove il rosso urla scompostamente per la “democrazia violentata” (sic!) e il nero fa finta che la cosa non lo riguardi (ri-sic!), alla fine della fiera, per cercare di salvare la faccia, è finita nel modo più scontato, con i questurini che hanno mandato i loro uomini a bastonare gente inerme, pacifica e tranquilla, solo per dimostrare ai benpensanti che lo Stato c’è…

La risposta della “ggggente” a queste buffonate figlie di una politica morta e sepolta (…) è stata l’astensione massiccia a una tornata elettorale comunale, il massimo del disprezzo di un popolo che ha capito da tempo che continuare a mantenere degli squallidi scrocconi, falsi come una moneta da tre euro, non è più sopportabile.

E allora, da “ribelle” invecchiato, avariato e pluripregiudicato (…), non posso che unirmi e offrire la mia condivisione a chi ci ha messo la faccia, non per la causa ma per il coraggio.

#IOSTOCONTRIESTE.

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