1° GENNAIO 2024 – L’ULTIMA SPIAGGIA.

di Raffaele Lisco.

Venticinque mesi per decidere se cambiare marcia al turismo di Grado, oppure restare indietro a vita…

Piacevolmente soddisfatto per aver “svegliato” il cronista locale de Il Piccolo, costringendolo a commentare (seppure in consueto ritardo) la vitale notizia relativa alle concessioni demaniali sentenziate dal Consiglio di Stato (…), vorrei riflettere con i miei lettori “più dotati” sulle enormi possibilità di crescita che questa occasione offrirà al turismo di Grado. Per tutti gli altri valga il suggerimento di saltare questo articolo…

Eviterò di commentare il peloso e squallido chiacchiericcio tra ex sindaci, amministratori unici e attuali governanti, “statisti” lestissimi a far volare gli stracci accusandosi a vicenda, facendo finta di non essere esattamente gli stessi che, solo pochi mesi fa, andavano allegramente a braccetto complimentandosi l’un l’altro

Invece di entrare nel merito, la stampa locale ha privilegiato il gossip tra trombati e incompetenti

Secondo me, la sentenza del Consiglio di Stato che obbligherà i concessionari a piegarsi alle norme per il rispetto della libera concorrenza (Bolkenstein – ndr), dal punto di vista delle famiglie storicamente “proprietarie” di concessioni ormai decennali tramandate (illegittimamente) di padre in figlio, è una sentenza di morte imprenditoriale annunciata.

Al contrario, se osservata con lo sguardo rivolto al futuro, apre infinite possibilità di modernità altrimenti impossibile da attuare.

L’occasione unica di trasformare l’attuale Spiaggia a Pagamento (Git spa) da carrozzone partitico paludato e improduttivo, in un modernissimo stabilimento balneare gestito da partners di fama mondiale, sarebbe un sogno da realizzare.

Parimenti, la grande esperienza territoriale delle brave famiglie che hanno gestito fino a oggi gli arenili gradesi, troverebbe facile collocazione dentro i nuovi gruppi internazionali vincitori delle nuove concessioni.

Il dilemma dovrebbe avere come fulcro della discussione, quale futuro si voglia per la nostra località balneare, decidere (finalmente) quale tipo di turismo perseguire e, di conseguenza, quale direzione strategica adottare per arrivare, prima possibile, all’obbiettivo prefisso.

Continuare a puntare sul turismo di massa, agevolare il pendolarismo limitrofo, scegliere la “quantità” indiscriminata e puntare sui numeri di rotazione privilegiando il “Modello Romagna”?

Oppure, considerare una volta per tutte le dimensioni di un’isola di ridotta metratura, riprendere la perduta strategia “AustroUngarica” figlia della volontà di riportare Grado ai fasti perduti della fu Perla dell’Adriatico?

Meglio tanti incontrollati soggetti non selezionati, oppure l’apertura a clusters dedicati, la predilezione verso il nostro mercato turistico di riferimento storico, Austria e Germania e l’impostazione imprenditoriale indirizzata verso un mercato di nicchia portatore di un turismo di elite?

Se la decisione politica fosse del secondo tipo, se finalmente Grado fosse capace di darsi dei comportamenti da località turistica di prestigio, se il livello qualitativo puntasse in alto e abbandonasse il “burinismo” figlio dell’ignoranza delle ultime amministrazioni, se venire a Grado fosse un “must” riservato a chi se lo potesse permettere, allora, secondo me, sei mesi all’anno di stagione basterebbero e avanzerebbero per soddisfare anche il più incontentabile degli imprenditori.

Naturalmente, per attrarre il meglio dell’ospite pagante, convincere i tours operator a inserire Grado nei circuiti dei “ricchi”, entrare di diritto nella speciale classifica delle località ambite da chiunque, diventerebbe obbligatorio rivoluzionare il paese.

Se è vero che possiamo contare su bellezze naturali altrimenti negate ad altre località, è altrettanto vero che il salto di qualità strutturale, ambientale, tecnologico e dell’accoglienza, ancora aspetta quella crescita che oggi non c’è.

Transizione Digitale & Ambientale, viabilità, alberghiero di lusso, servizi al top, commercio di nicchia e, soprattutto, offerta balneare di primo livello (le spiagge), sono i clusters dove dover mettere mano da subito.

Ben vengano, quindi, attori portatori non solo di capitali indispensabili alla crescita ma anche di idee innovative capaci di riportare Grado ai livelli che gli competerebbero, se solo i suoi cittadini capissero che “essere isola” è un vantaggio territoriale ma diventa un freno ostativo se concepito all’interno di uno sviluppo generale

Saremo finalmente capaci di cogliere l’opportunità caduta dal cielo, realizzare progetti illuminati e sostenere amministratori per i quali il mandato è lasciare un segno nella Storia e non limitarsi allo svolgimento del compitino quinquennale, o resteremo ancora inchiodati per sempre alla mota nativa?

1° gennaio 2024, l’Ultima Spiaggia.

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