EDITORIALE – LA SINISTRA E L’INVOLUZIONE DELLA SPECIE.

di Raffaele Lisco.

Dispiace per i tanti che ci avevano creduto ma (anche) la sinistra è morta.

L’attuale Partito Democratico è un partito nato cadavere che ha ucciso la sinistra italiana, attraverso la lenta transizione da PCI a PDS, DS, Ulivo e PD. Dopo Renzi e Zingaretti, con il PD di Letta si conclude il tradimento di una storia scritta da tante donne e uomini che credevano ci potesse essere un’alternativa al fascismo e alla sudditanza statunitense e sovietica.

Tuttavia, ipotizzare che i problemi del nostro Paese siano tutti attribuibili al PD (e a Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, a destra), oppure siano conseguenza del “tradimento” dei Grillini,  temo sia un’analisi superficiale che avvantaggia coloro che muovono i politici come marionette.

I politici sono i killer della democrazia ma non i mandanti. A poco serve arrestare gli esecutori se poi i committenti restano al loro posto. Le faide, tra e nei partiti, servono solo a distrarre dai veri temi che vengono celati dalle élite dominanti.

Prima di tutto, occorre capire chi vuole realizzare un VERO cambiamento culturale in grado di determinare una rivoluzione sociale e non politica. La rivoluzione sociale punta a forgiare culturalmente un popolo libero (e consapevole) e a rimettere in discussione il copione della storia, non gli attori che recitano una parte scritta da altri. E per questo occorre del tempo.

Oggi, i leaders dei partiti (termine nefasto), cercano il consenso a tutti i costi cambiando le proprie posizioni in base alla convenienza elettorale del momento. Si tratta di traditori seriali, di pavidi opportunisti a libro paga, “eletti” complici di quel VERO POTERE rappresentato dalla finanza internazionale, dalle multinazionali e da quel “complesso militare industriale” che detta la linea politica.

Questo in generale ma per restare nel nostro “orticello” di frontiera, basta osservare quanto la sinistra (e in particolare il Partito Democratico) riesce a (non) fare sul territorio. Destinati alla sconfitta da anni e anni, i principali capoluoghi come Udine, Trieste, Gorizia e Pordenone, si confermano di proprietà della destra.

Non bastasse, ecco prepararsi le sconfitte annunciate per Monfalcone (feudo della Cisint, non della Lega…), Gorizia e degli altri Comuni della Regione che hanno capito che, tra due “pessimi”, tanto vale scegliere i “professionisti”, quelli che offrono (singolarmente) di più

Forse, per il PD “nostrano”, è solamente una questione di non riuscire a presentare figure impattanti ma solamente anziani/e “minestre riscaldate” che puzzano di “comunismo” anche in cima alla montagna (…).

Oppure, potrebbe essere che il “marchio” della “Ditta” non tira più come un tempo. Tuttavia, questa sarebbe una scusa valida se, dall’altra parte, lo spessore dei candidati non fosse di un livello d’avanspettacolo, fatte salve le solitarie “eccezioni” che confermano la regola. Resto “morbido” (e non faccio nomi), giusto per non guadagnarmi altre querele…

Del resto, tanto per fare un esempio concreto, se la sinistra di Aquileia non riesce a evitare di farsi perculare (senza reagire) da un ragazzotto falso come una moneta da tre euro, figura capace di prendere tutti per i fondelli millantando il falso (e vantarsene), ricevere costantemente “cefali in faccia” dalla maggioranza e farsi mancare di rispetto (politico, professionale e personale) nelle Assise Comunali della loro città, allora credo che non serva nemmeno domandarsi sul perchè la sinistra resti costantemente al secondo posto

Certo che non mi crederete, da “pischello” anch’io sono stato “socialista”. Normale per chi ha sempre parteggiato per i più deboli (ancora oggi), disprezzato il sopruso e combattuto le diseguaglianze di classe.

Oggi che non tengo più per nessuno, specialmente dopo aver conosciuto a fondo gli “onorabili” e capito che l’unico credo dei politici è: “Franza o Spagna purchè se magna…”, mi stupisco ancora che una grande forza storica come la Sinistra Italiana, sia riuscita a farsi asfaltare da una Destra scaduta ai minimi termini.

Due facce di una medaglia d’oro “tarocca”, sulla quale sono raffigurati entrambi i mandanti delle disgrazie di un popolo “suddito”, “mafioso” e “leccaculo”.

Di destra e di sinistra.

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