EDITORIALE – “ANDRA’ TUTTO BENE…”

di Raffaele Lisco.

Vi racconto quanto mi è rimasto del mio Festival di Sanremo. 

A differenza della categoria di quelli che pensano di essere fighi facendo finta di essere “alternativi” ma, nella realtà, scondinzolano tutti i giorni dietro a un padrone, si vendono la madre pur di avanzare senza vergogna e la mattina, prima di andare al lavoro, si sciacquano la lingua casomai il capo facesse “ispezione”, io il Festival di Sanremo lo guardo. A modo mio ma l’ho visto anche quest’anno.

Dimostrato che, per causa dell’età avanzata e quindi della perdita totale dello sprint giovanile, alle 21 entro in coma e devo andare a letto, mi avvalgo della padronanza della tecnologia e mi vedo il palinsensto della serata precedente il giorno dopo, con comodo e in orario più consono a un vecchio rottame.

Così, consumata l’Ora D’Aria mattutina, tempo speso più che altro per “pisciare il cane”, verso le dieci del mattino accendo il mio 55 pollici smart tv super oled crystal screen high motion (praticamente un alieno formato parete…) e mi guardo il Festival di Sanremo. Tutte le puntate, dall’inizio alla fine, anteprime e dopofestival compresi. Oggi, al momento di pubblicare questo Editoriale (ore 7.30 – ndr) devo ancora vedere la serata finale con relativi vincitori che, per forza, conosco già.

Evito di dare un giudizio musicale sulle canzoni in gara, anche perchè non essendo il mio mestiere, potrei unicamente raccontare dei miei gusti personali che, in quanto tali, sono convinto non interessino a nessuno. Stesso discorso per scenografie, luci, conduzione e regia, aspetti tecnici di cui valga il più classico dei “come sopra”.

Però, un piccolo commento su come è stato impostato questo Festival di Sanremo 2022 mi permetto di farlo.

A mio modesto avviso, in qualità di uno dei “miglioni” di Italiani telespettatori (nel mio caso in differita…), compresi i “ribelli” che giurano di aver visto una puntata di “Medicina 33 – La Prostata” piuttosto che il Festival (…), c’è stata una scelta Editoriale che mi ha colpito negativamente, anzi, mi ha infastidito proprio.

Ho visto uno spettacolo “tipicamente itagliano”, no, meglio, “tipicamente democristiano”, un prodotto approvato dal Vaticano “aperturista”, la scelta “furba” di accogliere ogni genere, accettare qualsiasi deviazione, la distruzione del bon ton e l’addio alla “regola”.

Tutto fintissimo, naturalmente.

L’accettazione del trans sdoganato ma di classe (…), il torso nudo e la “canotta” nel (ex) tempio del frac, l’omosessualità maschile e femminile enfatizzata inutilmente, la lotta al razzismo con la nera in paillettes, il Saviano ancora sotto scorta (…) e il Zalone cooptato per fare satira con lo scopo di dimostrare la “benevolenza” di chi ci governa.

A Milano o a Roma, forse, il finto buonismo “governativo” avrà anche funzionato, non certo a Perdasdefogu provincia di Nuoro e nemmeno a Corleone provincia di Palermo. Vorrei vedere una Drusilla nel bar della piazza di Rossano Calabro provincia di Cosenza e poi registrare i “signorili” commenti…

E ancora, come farsi mancare la “Carabiniera” eroina (donna, giovane e carina), il coatto (un mucchio) recuperato dalla strada, ripulito e riammesso nella “buona società”?

Perfino i non vedenti (per quelli della mia generazione, restano i “ciechi”…), usati come merce per invitare i normodotati e “provare per cinque minuti l’effetto che fa vivere al buio”.

Per uno finito sotto processo, per aver dato della “merda” a degli amministratori che avevano proposto ai cittadini di farsi un giretto per il Paese in sedia a rotelle, “per provare l’esperienza”, senza nemmeno avere la sensibilità di capire che “quelli veri”, dopo “l’esperienza”, non si alzano in piedi e vanno in osteria, l’impulso di non vomitare sul divano me lo sono tenuto solo per paura della (scomposta) reazione coniugale…

Da lunedì 1° febbraio a sabato 5, a causa dell’immersione in un Festival della Canzone Italiana talmente sdolcinato da riuscire a cariarmi un dente, ho rischiato (ancora una volta) il Coma Glicemico, (“karma” che l’elegante Enzo Tirelli avrebbe accolto con entusiasmo…), colpa delle dosi fuori controllo di melassa dolce sparsa a piene mani da tutti gli invitati sul palco del Teatro Ariston di Sanremo. CostaMinkia, ancorata in porto, compresa

Forse, anzi sicuramente, io sono ormai un’anima perduta, quello che resta di una vita vissuta “contromano”, un vecchio scassapalle più “categorico” di un Talebano Integralista, un fastidioso essere acerrimo nemico del perbenismo di maniera, Grillo Parlante con lo “spurgo” diretto (senza filtro) tra cervello e bocca. 

Tuttavia, nonostante le mie virtù (…), non sono ancora arrivato al punto di bermi la “propaganda”, montata ad arte dal Sistema, per tenerci allegri, buoni, obbedienti e “fiduciosi”.

Ma io sono io (…), per fortuna non faccio testo, sono fuori dalla statistica e nemmeno “produco” un cazzo, anzi, dopo decenni di sodomia, ho imparato anch’io il metodo “tipicamente itagliano” (questo sì…) di sfruttare il gregge e farmi mantenere a scrocco.

Le categorie restano sempre due: i prendinkuli e i mettinkuli.

Ma, tranquilli, andrà tutto bene

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