EDITORIALE – L’ULTIMO “SAN TOMMASO”.

di Raffaele Lisco.

“Ho rimasto solo…”, sono l’Ultimo San Tommaso.

Sono abbastanza vecchio per ricordare, con tanta nostalgia, i bei tempi quando c’erano quelli che potevano (e sapevano) INSEGNARE e tutti gli “altri”, quelli che cercavano di IMPARARE. Ognuno a modo suo, in base alle proprie disponibilità e secondo l’impegno profuso per migliorarsi.

Nessuno si sognava di mettere in discussione la competenza del Professore, l’esperienza del Professionista e, soprattutto, la memoria degli anziani. I ruoli erano netti, chiari e condivisi, la consapevolezza dei propri limiti (per chi IMPARAVA) non produceva invidie, rancori e sentimenti di rivalsa contro il “Superiore”, studioso al quale affidarsi con la massima fiducia.

Adesso non è più così, i riconoscimenti Accademici riservati a chi impegnato nello studio per decenni, le medaglie acquisite sul campo e i risultati ottenuti nella vita, non valgono nulla. Carta straccia buona per l’ospitata nel talk show, pomposi attestati destinati a impolverarsi sui muri.

Siamo diventati, non so come, un popolo di “esperti”, infoiati comizianti da pulpito, pluridecorati a piacere, “ingegneri informatici”, “virologi certificati”, “geopolitici un tanto al kilo” e, “docenti” della Scuola di Pico della Mirandola. Multipli di Eta Beta capaci di “uscire” l’impossibile dal minuscolo gonnellino

Finalmente, il “competente” Maestro Alberto Manzi può trovare pace. Gli “Itagliani” TUTTI hanno raggiunto un livello scolastico che lui, nel lontano 1960, già contento di aver insegnato a leggere e scrivere a un popolo di analfabeti, non si sarebbe mai potuto nemmeno immaginare. Diventa sempre più difficile (e raro) riuscire a trovare qualcuno disposto a confessare la sua “non conoscenza”, nel merito.

Il “Comènto ‘Ntelligente” ha sostituito il Suv, azzerato il Rolex (tarocco), polverizzato Chanel, “Uittòn”, Armani e Valentino. Non sei NESSUNO se, nei tuoi mille mila profili Socials, non spieghi (con autorevolezza e competenza), come si debba vivere, curarsi, viaggiare, mangiare, lavorare, trombare, fare politica, allenare la Nazionale e, ça va sans dire, gestire una Crisi Internazionale…

Non sono ancora finiti gli Anni della “Pandemia”, orrido periodo nel quale ci siamo esibiti nel peggio del peggio, abbiamo consegnato gli zebedei a tutto il “Virologismo” (e collegati), ci siamo abbeverati alla Fonte “Vax vs. Novax” e abbiamo sacrificato amicizie consolidate, sull’altare della Polemica.

Avremmo già dovuto invocare il rispetto alla Convenzione di Ginevra per quei pochissimi che, come me, Bassetti se lo sognano di notte (dopo la peperonata) e i “professor” Galli li svegliano all’alba (collegati da Rainews) strillando il loro accademico “chicchirichìììììì”. Miei simili (in cura) che, in pieno trip scaduto, si pigliano un virtuale cazziatone dal generale Figliuolo, in diretta su Canale5, perchè il “cubo” non è regolamentare. Incubi da Analisi.

Ne eravamo quasi fuori. Invece, quello scassapalle di Putin, non va a pensare di farsi una partita a Risiko “diversa”? Una bella sfida all’Occidente con i “carriarmatini” VERI, gli avversari scelti con cura e senza l’imprevisto dei dadi? Rieccoci da capo a dodici: riposto il candido camice e abbandonata la salvifica siringa, arriva la Nuova Moda primavera-estate 2022: la Guerra.

Adriano Celentano si è sempre definito come il Re degli Ignoranti.

Io posso anche fare di meglio e dichiararmi ufficialmente L’Imperatore dei Dubbiosi, il Capo Assoluto di quella minoranza di persone incapaci di buttare il cervello all’ammasso, sposare una Causa hic et nunc, schierarsi “senza se e senza ma” solo perchè “..l’à dito ala televisòn…”. Se penso che è da tutta una vita che mi faccio delle domande, mi rendo conto solo oggi di quanta ragione abbiano quelli che mi definiscono “disumano”.

Vi invidio, sinceramente.

Tremerei al solo pensiero di poter essere così “figo” come tutti voi ma la mia invidia è positiva. MAI vorrei essere obbligato, “per esistere”, di dover adottare “qualsiasi posizione” purchè utile. Mi sbalordiscono le vostre granitiche certezze, la solidità morale con la quale vi rivolgete alla qualunque, l’esperienza infinita (già evidente) perfino in un/a diciottenne. Io, a diciotto anni, sono stato una testa che definire “di cazzo” sarebbe un gentile eufemismo.

Nel mio “infimo”, rivendico il Diritto ad ergermi come «Ultimo San Tommaso».

Non credo se “non ci metto il naso”, aspetto a dare un Giudizio Lapidario se non ho visto, ascoltato, toccato. Taccio (…) senza (almeno) una prova certa della VERITA’ e, lo stesso, quando lo “spurgo” mi trascina nel tritacarne mediatico, “farcisco” il mio commento (non richiesto) con abbondanti dosi di condizionali, perifrasi dubitative e distinguo “a prescindere”.

Ognuno si ammazza con la sua droga, almeno fino a quando non prende coscienza di essere dipendente da qualcosa (…). Evidentemente, lo stupefacente del momento si chiama “autocelebrazione”, “tuttologismo”, “capacità di commentare tutto lo scibile umano” e, più corrosive della “Bianca Thailandese” (…), più dosi di “allineato opinionista”.

E’ tutto gratis, paga la Mutua (di Stato).

L’unico obbligo è accendere la televisione e commentare sulla Rete.

®RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

 

 

 

 

 

Related posts