EDITORIALE – MA “LIBERI” DA CHE?…

di Raffaele Lisco.

25 Aprile, Festa della Liberazione. Ma “liberi” da che?…

Come ogni anno, eccoci qui a discutere sulla celebrazione di una “liberazione” ancora molto controversa, i festeggiamenti entusiastici degli “antifascisti” e il commento amaro di chi pensa che la Storia sia stata scritta secondo convenienza

Personalmente, da buon Eremita Estremo, non m’interessa il dibattito mediatico su chi “…abbia liberato chi…”. Non partecipo al Teatrino della Politica “Itagliana” e mi limito unicamente a raccontarne il pessimo spettacolo offerto dai suoi “eletti” e/o “nominati”. Una semplice “fotografia” della realtà, condita con un pizzico di ironia che non fa mai male.

E allora, che cosa dovremmo “festeggiare” oggi? Quale specie di “liberazione” avrebbe il diritto di essere celebrata, qui da noi in Italia?

Dopo 77 (settantasette) anni, praticamente un’Era geologica (…), ancora ci balocchiamo in piazza con le bandiere rosse, gli inni antifascisti e i richiami contro il nazismo, girotondi infantili per anziani comunisti col Rolecs (tarocco…) e sgallettate in menopausa che rimpiangono i bei tempi perduti, quando ancora gliela chiedevano?

Perfino i “partiggiani” hanno smesso, consapevoli che (ormai) non ci crede più nessuno, a parte quelli che sono “pagati” per farlo

Cosa dovremmo festeggiare, dimostrato che stiamo (quasi) peggio di quel 25 aprile 1945?

Allora, i nostri padri e nonni,  brindarono felici per la fine di una guerra assassina. Oggi che la guerra è (nuovamente) alle porte di casa nostra, per quale motivo dovremmo alzare i calici?

Nel ’45 c’era una nazione da ricostruire, l’inizio di un percorso di Pace che avrebbe portato sviluppo e benessere per la gran parte dei sopravvissuti alla guerra. Il “boom” economico, il Made in Italy e la presenza della nostra nazione in tutto il mondo.

Oggi è rimasta la paura di vivere, il disagio del solco profondo tra classi sociali, l’abisso che c’è tra chi è ricchissimo e chi poverissimo, il “rimbalzo” del pensiero di Sandro Pertini, un uomo non certamente definibile di destra…

Siamo “liberi” di “morire di fame”, di partecipare a una guerra che non ci compete, di dover sopravvivere di espedienti, intrallazzi, truffe e “prestidigizazzioni” alla Mago Silvan.

Siamo “liberi” di genufletterci davanti al “capetto” di turno, applaudire il nostro benefattore e fregarcene del nostro prossimo se non ce la fà.

Oggi, 25 aprile, io non festeggerò nulla.

Ai “sudditi” non è permesso

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