EDITORIALE – QUANDO FINIRA’ QUESTA SOFFERENZA?

di Raffaele Lisco.

Quando finirà questa sofferenza?

Ed eccomi ancora qui, abbandonato su di un letto d’ospedale, solo e senza nemmeno uno straccio di furlàn col quale scambiare due parole.

L’ennesimo ricovero per “infestazione” delle vie biliari, patologia con la quale i trapiantati di fegato devono convivere, questa volta è più duro degli altri.

Sarà perchè sono stanco di rimanere aggrappato a una vita che non mi appartiene, sarà perchè il mio bilancio personale può soddisfare  solamente un Egoista Narcisista Egocentrico che se n’è sempre fregato degli altri, oppure, sarà perchè invecchiando la “prospettiva” si riduce a mero termine sintattico.

Scrivo e piango, senza vergogna (tanto non mi vede nessuno), consapevole del fallimento dei miei obbiettivi, un “uomo forte” al quale sono svanite tutte le certezze, sensazioni che lasciano il posto all’amarezza e alla delusione del non aver saputo approfittare dei “talenti” inespressi, qualità escluse dalla “partecipazione” per non aver MAI accettato di “inquadrarmi” e partecipare alla Festa del Buon Cittadino.

Prima che ai soliti “tuttologi” venga in mente di liquidare il tutto come “depressione” valida qualche giorno e nulla più, ci terrei a spiegare che ho deciso di scrivere questo Editoriale, non per ricevere il solito compatimento di “maniera”, ma per raccontare delle emozioni sulle quali, sicuramente, non vanto l’esclusiva.

Certo, io sono ancora vivo (fisicamente) e dovrei vergognarmi del mancato rispetto verso chi non ce l’ha fatta, non posso che scusarmi per questo, tuttavia esistono migliaia di modi di “essere morti” e quello fisico è solamente il più appariscente e facilmente individuabile.

Consapevole della vastità del cazzo che ve ne possa fregare a tutti voi delle mie paturnie, ho voluto affidare questi pensieri perchè so che esiste un mondo che per vergogna non si svela ma esiste. Tanta gente che vive male, nasconde la propria sofferenza attraverso pannelli sociali, tenta di mostrarsi “normale” travestendosi da “più migliore”.

Uscirò da qui, ancora una volta “ripulito”, in attesa del prossimo “ingorgo epatico”, coltivando l’illusoria speranza che si concluda presto l’ultimo accanimento terapeutico su un corpo che vive racchiudendo un’anima morta da anni.

Finirà questa sofferenza, perfino per uno come Lisco

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